Mi addentro, con qualche perplessità e riflessione, nel tema del film PINOCCHIO, di Benigni, del 2002. Tutto ciò mi arriva, sia dalla visione della pellicola che dalle "critiche" degli "addetti ai lavori". Alle ultime, in verità, ho sempre dato poco peso. Non perché non vi siano autorevoli critici cinematografici ma perché la tendenza è più ad esaltare i difetti, le mancanze, le approssimazioni di un lavoro, che non le intenzioni del regista e il genere narrato. E poi, troppo spesso si s-cade nei paragoni...
Che con 'La vita è bella' Benigni avesse vinto l'Oscar o che si abbia nostalgia del Pinocchio di Comencini, non vuol dire che non si possa guardare con occhi scevri da condizionamenti un film che racconta una "favola". Oltre al fatto che non trovo necessario che si punti al capolavoro, o che 'dopo' un capolavoro non vi possa essere un film che dice tutt'altro e può essere accolto ugualmente bene.
Il film andrebbe visto come una favola, quale appunto è Pinocchio. E una fiaba non è solo eccitante, solo divertente, solo triste, solo allegra; è tutte queste cose insieme. Benigni, (aiutato dalle meravigliose scenografie di Donati e dalle musiche di Piovani) ha dato voce a quelle cose che troppo spesso, crescendo, dimentichiamo: la fantasia e l'ingenuità. E anche se certe caratterizzazioni possono sembrare troppo marcate o forzate, è gradevole immergersi in questo mondo 'incantato' con un Pinocchio sognante, trasognato e pasticcione.
Pinocchio è una trasposizione letterale del libro di Collodi e invito chi si lamenta dei tanti "babbo! babbinooo..." a leggere il romanzo perchè scoprirà che non sono un'invenzione di Benigni. Il burattino è assillante, come nel libro, è lamentoso, dispettoso ma con un cuore buono.
Dunque, considerando che i film vanno 'visti' per parlarne, mi fermo nelle descrizioni ...
Non senza dire che, dal mio punto di vista, ma anche delle 'critiche', il personaggio che ha dato molto spessore e si è distinto per bravura e luminosità, è il ribelle Lucignolo.
Senza apparire 'di parte' , questo alter-ego di di Pinocchio, un Kim Rossi Stuart, allora 31enne, ha dato corpo, gesti, e soprattutto uno sguardo quanto mai vitale al ragazzino Lucignolo, cogliendone l'indole coraggiosa, sfrontata ma anche generosa, solidale, vagamente anarcoide. E con una spontaneità impressionante, sia nelle espressioni che nella fisicità. Semplicemente bravissimo! sembra che non sia mai cresciuto...e se prende un aspetto così umano e bambinesco lo dobbiamo veramente alla sua interpretazione: qui Kim è proprio un vero pischello!
Altri registi avevano evidenziato solo il lato negativo del Lucignolo che coinvolge il burattino nelle sue malefatte; qui vengono in luce il buon cuore e la continua ricerca della felicità, quell' "edonismo" che lo rende vivace e pronto a prendersi tutte le bellezze della vita . Lucignolo è un "apache" deciso a non arrendersi, a costo di morire. E Pinocchio non può che chiamarlo, in tutto il racconto, "anima grande"
Alla fine senza alcuna morale o moralismi, credo che nel film venga messo in evidenza che il problema della vita non è essere buoni - quello è solo un esito - il problema della vita è lasciarsi amare. Si può uscire dalla sala con gli occhi pieni di gioia e anche con le lacrime. Dipende dalla sensibilità e da ciò che ci si aspetta.
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