martedì 3 dicembre 2024

A TEATRO CON KIM ROSSI STUART

 Con un po' di nostalgia per i miei anni universitari, dove il famoso piano di studi era a indirizzo artistico-contemporaneo  e comprendeva esami di Storia del Teatro e dello Spettacolo (anche la tesi, su Antonin Artaud ) , mi avvicino alle esperienze di Kim sui palchi.

Erano i tempi della "sperimentazione", dei teatrini off, degli 'spazi di installazione' dove ti aggiravi assorbendo voci, luci e ti immergevi con serietà e immaginazione per evocare sensazioni ed emozioni. Magari non arrivavano subito! Però ti sentivi 'dentro' una magia e fuori c'era la, spesso squallida e confusa , realtà.

Ma tutto ciò è  stato un arricchimento. Credo che recitare in teatro sia una fucina importante dove poter utilizzare al meglio tecniche studiate sui libri o nei corsi, sulla propria pelle.

Nella carriera teatrale di Kim Rossi Stuart vanno citati senz'altro il "FILOTTETE"  di André Gide, regia di Walter Pagliaro ( nelle foto è  al Piccolo Teatro il 13 novembre 1987 ) : aveva 18 anni appena compiuti.

Per uno che fa sue le teorie di recitazione strasberghiane per esplorare profondamente le proprie esperienze emotive , portare realismo e verità nel personaggio, entrare in un contesto  più declamatorio nel "Filottete", risultava complicato. Ma Kim, da sempre rigoroso  nel lavoro, attrasse e conquistò gli spettatori (molto pubblico femminile 'urlante'...anche!) 

QUI QUALCHE IMMAGINE trovata dopo accurate ricerche 













Luca Ronconi,nel 1995, lo vuole nel suo "RE LEAR " nelle vesti di  Edmund, figlio non riconosciuto  di Gloucester . Da «L'Unità» 3 febbraio 1995  stralci di un'intervista al regista :

"I malvagi di questo spettacolo sono crudeli perché la natura è crudele. Edmund, per esempio, il figlio illegittimo di Gloucester, è spietato come sa essere il principio di selezione naturale. Un giovane che afferma la sua vitalità e la sua felicità, il suo diritto all'esistenza, trova "naturale" eliminare un padre stupido come il suo.  Le figlie di. Lear, lo stesso Edmund, non sono mostri all'inizio, anzi, ci sembrano quasi personaggi banali. Mostri lo diventano piano piano, sotto il peso di un potere che non hanno la capacità di controllare e di gestire. Ci sono vicini, certo, ma non è una lettura attualizzante. La loro somiglianza con l'oggi è nello spirito, non nelle analogie. In questo senso, ho cercato di essere didascalico senza essere ideologico[... ] Lear è un passionale e un violento che obbedendo alla senile e incestuosa attrazione per la figlia Cordelia, divide il suo regno per impedirle di andare sposa a un altro. Questo atto distruttivo e irresponsabile genererà una catena di azioni delittuose. E la follia di Lear è la somma della follia collettiva che lui ha provocato, l'ultimo atto autodistruttivo generato dalla sua irresponsabilità. Perché l'unità non può essere disunita: quando un regno, un paese, un'unità culturale si spaccano, il prezzo da pagare è altissimo. I pezzi si attirano e si respingono senza fermarsi più. Per suggerire questo concetto, ho detto agli attori di pensare a una calamita sotto la carta e a loro come pezzettini di ferro che si agitano scompostamente." 

 Il giovane Kim/ Edmund , in questo ruolo,  fu convincente 
















Con la regia di Antonio Calenda, nel Dicembre 1998, il giovane Kim Rossi Stuart interpreta il celebre monologo di William Shakespeare in un "AMLETO di 'quell'oggi' (e di 'questo oggi', ancora, direi..).Questo Amleto ha proprio convinto il pubblico dei giovani: si è prestato come specchio nel quale ritrovare un’immagine certo camuffata, ma veritiera della nostra età, così diversa da quella di nonni e genitori.
E’ questo  contrasto generazionale la guerra interiore che vive il bravissimo Kim Rossi Stuart: emotivo, timido ed indeciso incarna quello che è la realtà del giovane d’oggi, a disagio sempre e dovunque, smarrito perché privo di guide ed ideali. E anche chi, come Amleto, non ne è privo, timoroso a mostrarli, sceglie o di lasciarsi trasportare dal fiume della follia collettiva, oppure di rifugiarsi in una lucida pazzia che isola dal mondo.
Antonio Calenda affida  i ruoli di potere ad attori maturi  la cui recitazione tipicamente teatrale, è nettamente contrapposta all’istintività e alla naturalezza di Amleto e  Ofelia. La corruzione e la violenza del mondo degli adulti sono  piaghe che superano le barriere del tempo e dello spazio, che ci ricongiungono con i drammi e i soprusi di ogni tempo.

Amleto ha ideali, ma non è in grado di viverli manifestamente; tuttavia dentro di sé ha la forza per  portare fino in fondo il suo piano, senza abbandonarsi al vento, fatto di odio e tradimento, che soffia su di lui e sulla sua Danimarca.
Oggi come ieri risuonano profonde le parole di Shakespeare: “c’è del marcio nella società...”, ma noi ci siamo abituati a sentirne il cattivo odore .









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