Nel 1995, su Rai 1, andava in onda "La famiglia Ricordi" di Bolognini e Kim Rossi Stuart interpretava Vincenzo Bellini, portando sul piccolo schermo la sensibilità e la forza espressiva che aveva già mostrato l’anno precedente in "Senza pelle", il film di Alessandro D’Alatri che è rimasto nel cuore di molti di noi. Un periodo artistico straordinario, tra cinema e televisione (e teatro! ) .
Ciò che colpisce, a distanza di anni, è la lucidità della scelta. Kim Rossi Stuart, allora giovanissimo: rifiuta qualsiasi scorciatoia emotiva e costruisce un Bellini che non forza la mano sul tormento romantico o nella seduzione del genio maledetto. In un contesto televisivo che avrebbe potuto favorire accenti più marcati, sceglie invece la linea sottile, la continuità espressiva, la densità silenziosa. E in questa disciplina, sorprendentemente matura per la sua età, si intravede già l’attore che saprà fare della misura la propria forza distintiva.
Bellini appare immerso in un sistema in cui la casa Ricordi non è soltanto un’impresa editoriale, ma un vero centro propulsore della vita musicale italiana dell’Ottocento: qui si intrecciano carriere, rivalità, amicizie e strategie teatrali.
Nella serie si percepisce bene il clima competitivo dell’epoca: Gioachino Rossini rappresenta il modello già consacrato, l’autorità musicale che domina la scena europea. Gaetano Donizetti incarna il rivale diretto, anch’egli legato all’ambiente milanese e alla macchina produttiva dei teatri (sebbene siano legati da lunga amicizia)
La relazione con Maria Malibran è uno degli aspetti più affascinanti e romantici. La Malibran-una delle voci più celebri del suo tempo, diva carismatica, intensa, fuori dagli schemi -rappresenta per Bellini non solo una grande interprete, ma un’ispirazione artistica. Bellini le dirà : "Io sono Voi, Voi siete Me" a testimonianza del fil rouge che li lega.
E proprio mentre quella musica continua a vivere, arriva nella serie la scena più simbolica: la Malibran canta “Casta Diva” da Norma, quando irrompe Gaetano Donizetti con la notizia della morte di Bellini.
Non fu vittima di oscuri complotti, ma visse - come molti compositori dell’Ottocento- dentro un sistema fatto di contratti complessi, pressioni economiche e fragili equilibri tra arte e finanza. Celebrato nei teatri, restò comunque esposto a quella precarietà.
La musica rimane sospesa nell’aria, eterna. Ma dietro l’applauso c’era un sistema che non proteggeva davvero i suoi artisti. E così Bellini - mentre le sue note continuavano a incantare l’Europa -si spense lontano dalla sua terra. L’opera sopravvive. L’uomo paga il prezzo del suo tempo.
(Gli stralci dei video sottostanti sono tratti dal mio archivio personale )





