sabato 28 dicembre 2024

Il "TOMMASO" di Kim Rossi Stuart : il coraggio di 'svestire' l'io (VIDEO)

TOMMASO, regia di Kim Rossi Stuart, 2016

Parto da un assunto: "Kim NON è Tommaso e Tommaso NON è Kim" . Va da sé che chi pensa e scrive e gira il proprio film, inevitabilmente cede qualcosa del proprio modo di vedere la vita. Ma nulla c'è di 'storiografico' o sociologico o personale. Almeno io non l'ho percepito.



Se "Anche libero va bene" ha toccato le corde del cuore con questo rapporto padre-figlio fatto di complicità e di scontri, per colmare vuoti che entrambi hanno,  "TOMMASO" (mi) ha letteralmente travolto nei meandri di quella testa inquieta che "sbatte contro tanti muri" finché trova quel qualcosa che lo guida verso una sorta di risoluzione.

I due lavori possono senz'altro avere una certa continuità. Dice Kim: "Non volevo fare un sequel, ma poi mi sono reso conto che i due film sono collegati. Volevo affrontare due tematiche: il tragicomico desiderio di ogni essere umano di trovare una relazione amorosa e sessuale soddisfacente e la catena che ci lega alle generazioni che ci precedono”. Il primo film era "di pancia", questo scandaglia la mente di un personaggio. Che è quello che interessa a me. E ho sentito l’esigenza di affrontare tematiche così impegnative con uno sguardo ironico, di sorridere di queste nevrosi che condizionano così pesantemente le nostre vite".

E difatti, personalmente, pur non avendo nulla a che fare con le problematiche di Tommaso, mi sono immedesimata, mi ha fatto tenerezza, mi faceva rabbia quando mollava le "occasioni" con le donne che via via gli si presentavano davanti. Ho riso per le sue espressioni mentre aveva queste "visioni -allucinazioni" di nudi o atti sessuali pensati e,con sapienza e senza volgarità ,proposti. Quanti di noi, uomini e donne, sognano o fantasticano in questo senso, ad occhi aperti? Ecco, Kim Rossi Stuart li ha "materializzati". 

venerdì 27 dicembre 2024

Lo stolto(ma non troppo) Calandrino di KIM ROSSI STUART in "MARAVIGLIOSO BOCCACCIO"

 





Quando Kim Rossi Stuart iniziò la sua carriera, per diversi anni gli venivano negate delle parti perché "troppo bello", lo ha spiegato in molte interviste. Spiazzante e limitante, ovviamente. Per fortuna pian piano questo limite è stato superato dalla bravura dell'artista, dai ruoli assegnati. Kim ha puntato molto sulla caratterizzazione per "celare" questa "scomoda"bellezza ( assurdo ma vero! ) .

Uno dei personaggi più caratteristico (sebbene non riesca ad apparire brutto... è impossibile! ) è quello di Calandrino in " MARAVIGLIOSO BOCCACCIO" dei Fratelli Taviani, nel 2015 .

giovedì 26 dicembre 2024

KIM ROSSI STUART, scultore controcorrente in "ANNI FELICI" (VIDEO)












Non sapevo e non immaginavo che il film "ANNI FELICI", 2013, di Daniele Luchetti, fosse un racconto che viene dall'infanzia del regista, sebbene fatti reali siano mescolati a invenzioni e fantasie. Il sentimento, tuttavia, la delicatezza dei ricordi emerge e come pure la morbidezza della narrazione.

E' Dario, il ragazzino che ci presenta la famiglia. Dario in effetti è lui, Daniele, che osserva dall'esterno le peripezie, l'amore, i litigi, le passioni del papà Guido (Kim rossi Stuart) e della mamma  Serena (Micaela Ramazzotti) nei movimentati anni 70.



Intanto è proprio il 'mio' film. Ho rivisto e rivissuto il 'clima' che ho respirato direttamente ai tempi, tra teatro mimico-gestuale, azioni di strada, travestimenti, uso dei colori su visi per 'spiazzare' lo spettatore... E perciò mi sono immedesimata in Guido, con il suo desiderio di emergere in campo artistico in modo NON convenzionale. Erano gli anni dei referendum, dei banchetti nelle piazze per firmare. Coinvolgimento negli scioperi, riunioni femministe, sfilate di giovani 'alternativi'. Diciamo che percepivo 'ideali' da difendere e concretizzare. Sebbene girasse droga, anche pesante ed era l'aspetto più oscuro e tragico dell'epoca.


Tornando al film. I protagonisti in fondo mirano al raggiungimento del 'bello', ambiscono in modo diverso alla libertà di esprimersi e raggiungere una sorta di perfezione. Sono anni di cambiamento che invadono la vita di questa coppia che si ama ma non sa amarsi nel modo giusto. Troppo amore da parte di Serena che vuole entrare nella vita di Guido per supportarlo ma finisce spesso per essere ingombrante. Da parte sua Guido piace per questa fragilità che lo contraddistingue (a volte balbetta, assume una postura particolare) sebbene non molli mai l'obiettivo che si è posto nel lavoro e lo fa con tutti i mezzi. Si barcamena come può con il duro mestiere di artista, tra eccentriche sculture modellate sul corpo di alcune avvenenti modelle e happening dallo scarso successo di critica. 

domenica 22 dicembre 2024

KIM ROSSI STUART ,"il lato oscuro" in "Vallanzasca - Gli angeli del male" (VIDEO)

 
































"Vallanzasca - Gli angeli del male" , bella sfida...bella sfida soprattutto parlarne!  Perché di questo film (a mio avviso molto ben fatto) ho ancora la eco delle critiche negative, delle recensioni 'alte' e pesanti e addirittura di fazioni politiche che si sono permesse di boicottarne la proiezione, entrare in territori (giudicare un film) lontani dalle loro competenze, non solo,ma che forse farebbero meglio a valutare le 'loro' mancanze nel far rispettare le regole... "Apologia del crimine", questa la frase che aleggiava tra benpensanti . Come se di film su criminali non se ne fossero mai fatti. Il cinema americano ne è pieno. E non credo si siano sollevate sterili polemiche. Questo il 'brutto' detto sul film che tanto mi fece arrabbiare.

Venendo alle mie impressioni- mi astengo dal chiamarla recensione, apposta!- anche perché il ciclone Vallanzasca l'ho "vissuto", ai tempi, ed ero abbastanza grandicella per averne paura e al tempo stesso, esserne incuriosita. I tg erano pieni della sue 'gesta',era diventato un fenomeno mediatico nonché uno dei più 'ammirati da molte donne' (e qui , io, tentennavo perché era, in fondo, un criminale ehh!) .  L'arrivo nel carcere di Ariano Irpino, provincia del capoluogo in cui vivo, destò non poco scalpore. Ma ricordo anche la spettacolarizzazione delle tv locali di questo evento. 

Recarmi al cinema a vederlo , mi sembrò quasi doveroso, ben sapendo anche il cast e la regia. Erano i famosi anni ’70, brigatisti, celerini, camorra... io, a fine corso universitario, ho personalmente assistito a eventi per niente edificanti, anche nella mia cittadina. Frattanto, in tutta la Lombardia, tra Lodi e Milano, c’è un solo nome che risuona: quello di Renato Vallanzasca. Il criminale dal fascino oscuro, il criminale sanguinolento odiato dai carabinieri, colpevole di averne fatti fuori troppi durante i suoi colpi, il criminale delle grandi evasioni.Impossibile non trarne un film: è il fascino del male. Molti registi e sceneggiatori avevano provato a farlo. Michele Placido ci riesce scegliendo la via della biografia didascalica. Dal Vallanzasca ragazzino a quello delle grandi imprese, gli intrallazzi con la mafia e, soprattutto,il bisogno di farsi riconoscere, e riuscire nei 'colpi' che ha in testa di compiere. 

Non è il denaro che lo chiama, non è il lusso che cerca: è la sfida.E' furbo e intelligente – bisogna riconoscerlo –  e con la sua bella faccia tosta riesce a farla franca, a fare un figlio mentre è in carcere, a sposarsi pure, a evadere più volte da quel carcere e dare inizio a una escalation di furti e violenze che lo riporteranno dietro le sbarre ma anche su tutte le pagine dei giornali e in tv.

venerdì 20 dicembre 2024

"Questione di cuore", Kim Rossi Stuart e Antonio Albanese .Solo tre parole per una grande amicizia (VIDEO)


































































Film del 2009

QUESTIONE DI CUORE è  un bel film? Questa è la domanda . La risposta è SI.

Un'amicizia rara e  inattesa, che nasce e si sviluppa fra due malati di cuore ricoverati la stessa sera per un infarto. E forse anche la storia di un'amicizia maschile vista da occhi molto femminili e sensibili:  ogni volgarità è evitata,  ogni affetto è così bene analizzato e curato e  la lealtà di quell'amicizia è il sentimento cardine intorno al quale tutto ruota.

martedì 17 dicembre 2024

"ANCHE LIBERO VA BENE" : regista e attore KIM ROSSI STUART (VIDEO)


Mentre dalla strada arrivano rumori di traffico, clacson, movimento di gente indaffarata, all'interno di un modesto appartamento si consumano piccoli e grandi drammi, mescolati a risate, abbracci, urla, pianti e silenzi. In fondo come in tutte le case, diciamo. 

Tuttavia vi sono temi da cui spesso si sfugge, che si preferisce non raccontare, celandoli dietro ipocrisie. Ci vuole coraggio a raccontare la realtà, anzi una determinata realtà, al cinema ancora di più. Si potrebbe scivolare in una sorta di dolore melodrammatico ma lo stile asciutto e votato a cogliere le emozioni non lascia spazio ad alcun pietismo.

"ANCHE LIBERO VA BENE" è  uno di quei film in cui l'equilibrio tra regia e interpretazione, avendo la stessa matrice, diventa perfetto, e costituisce la chiave di volta della costruzione del film stesso. Sinceramente (sebbene inizialmente Renato doveva essere interpretato da un altro attore e non da Kim Rossi Stuart) non avrei visto nessuno in grado di 'trattare'  gli attori, in primis Tommaso e Viola come invece ha fatto il 'neo'regista Kim. Non fa sconti, Kim, e guarda la vita ad altezza degli 11 anni del ragazzino( Alessandro Morace).Il racconto fila senza scosse, ogni sequenza ha la sua ragione e il suo tempo, in questa storia di affetti disordinati , scatti di rabbia assieme ad  autentici slanci d'amore.



Avendolo visto senza leggere nulla in anteprima,le scene iniziali mi hanno divertito ed anche intenerito.  I fratelli che baruffano, papà Renato che tira giù dal letto Tommaso , a quanto pare abitualmente  urlando, e lo fa vestire in fretta perché corra a scuola; che brontola come di solito facciamo noi mamme per la camera in disordine ... E poi,di sera, tutti e tre nel letto, con i figli che si contendono questo padre 'tuttofare'. Belle scene, famiglia anomala ma unita. Questo il primo impatto. E i ragazzini liberi e responsabili nonché timorosi e rispettosi delle richieste del papà. 

domenica 15 dicembre 2024

Il viaggio tra musica e fantasmi del passato. KIM ROSSI STUART in "PIANO, SOLO" (VIDEO)

 Il  mio racconto del percorso artistico di Kim sta procedendo in linea temporale con i suoi lavori, sebbene ci saranno dei "siparietti" più vecchiotti o più recenti... Stavolta ho volutamente saltato l'anno 2006 e il primo film da regista "Anche libero va bene" per parlarne poi in modo più ampio.

Sono solita, per i film e per la musica, andare a vedere ciò che ha avuto meno risonanza o di cui si è comunque parlato meno.

E qui voglio parlare di un gioiellino intenso, ben fatto, pressoché introvabile (forse solo su una piattaforma) , ed è "PIANO, SOLO"  del 2007 



Quando ti capita di guardare un film su una storia vera , dal finale già noto, drammatico, ti poni con un animo preparato a commuoverti  o immalinconirti. Niente di tutto ciò.  Sono stata immersa totalmente. anche affascinata, sebbene sia vera e triste.

"Piano solo" racconta la storia di Luca Flores, un geniale musicista italiano, morto suicida nel 1995, poco prima di compiere quaranta anni.

Il film si apre sull'infanzia trascorsa in Africa, dove la numerosa famiglia si è trasferita per seguire il padre, Giovanni Flores, geologo di fama internazionale.

Dopo la morte della madre la famiglia Flores si disperde. I due fratelli maggiori vanno a studiare in Inghilterra, Luca e Barbara in Italia. A Firenze Luca si diploma in pianoforte con il massimo dei voti, ma il suo destino non è quello di diventare un pianista classico. E’ curioso di scoprire altri mondi, e incontra giovani innamorati del jazz che gli trasmettono la loro passione. Il suo grande talento, unito a un costante studio, porta Luca a suonare con i più grandi musicisti jazz dell'epoca, fra cui Chet Baker. Il film racconta non solo la parabola professionale, ma anche gli amori, e poi i turbamenti, di un giovane uomo che non riesce a venire a patti con i fantasmi del passato, fino alla tragica esplosione della follia. Una vita, quella di Luca Flores, raccontata attraverso la grazia del talento e la dannazione della malattia, dai momenti più solari a quelli più cupi, dalla compagnia degli amici alla solitudine disperante dell'autolesionismo...Dal romanzo di Walter Veltroni "Il disco del mondo – Vita breve di Luca Flores, musicista".

Avevo letto quanche recensione del libro di Walter Veltroni  e sommariamente sapevo l'argomento.Sommariamente. Il film parte dal libro ma, come viene spiegato nella conferenza stampa, proprio dal regista Milani, dallo sceneggiatore e soprattutto  dall'attore Kim Rossi Stuart, non ci si è soffermati troppo sugli aspetti autolesionisti, i ricoveri, l'elettroshock (che contribuisce a svuotare una persona e la sua mente). Il Luca Flores del film è un giovane solitario,  non ha smania di apparire,  vive contrasti, contraddizioni e sensi colpa in modo molto intimo. Magari, in quegli anni, altri si 'sfogavano' abbracciando alcune forme di fare politica, lui è in disparte, con la sua musica. E Kim, oltre il libro, "entra" in  Luca partendo dalle lettere ai familiari, alla fidanzata, i filmini,  i concerti, soprattutto l'ultimo da cui si evince il tormento e il progressivo allontanarsi dal mondo. 

  Nelle solari e colorate immagini iniziali in Mozambico questo bimbo mi è subito apparso differente e sensibile, bisognoso di conferme dell'amore da parte della madre che adorava e del padre sempre lontano. Questo padre che 'partiva sempre', che decideva il futuro dei figli e che lui, da grande, 'accuserà' per non avere tenuto unita la famiglia. Una famiglia segnata dalla morte della madre nell'incidente di cui Luca si sente in qualche modo responsabile perché gli sguardi complici e rassicuranti della mamma,  dallo specchietto retrovisore, furono la distrazione che provocò l'incidente. 



Questo l'incipit ma,come sempre dico, un film dove la parola è centellinata, appositamente, e contano sguardi, umori, silenzi, va solo visto.

"Piano solo" è un altro di quei film che mi ha preso completamente. Perché mi ha confermato che chi ha talento, chi possiede il cosiddetto 'orecchio acuto', e in un niente è capace di suonare opere complicate, passare da un genere all'altro, vive una condizione di superiorità.L 'essere genio, diciamolo, spesso isola. E non esiste altro linguaggio che la musica, in questo caso, il pianoforte.

 C'è molto pudore, nel racconto, soprattutto nel mostrare le emozioni più profonde. Così come sono stata rapita da Saverio in "Senza pelle", così mi è accaduto qui, ma in modo diverso. La fragilità di Saverio si percepisce da subito, così come si sa dei suoi problemi psichiatrici, le cure, la ribellione, la paura, la ricerca dell'Amore. 

Luca Flores, volendo, avrebbe costruito una vita "normale", una famiglia ...ma la musica lo aveva scelto. In fondo le cose non le cerca, gli arrivano, come fosse una calamita che attrae. E' lui che viene cercato da due jazzisti locali che avevano frequentato lo stesso conservatorio ,per cominciare la carriera in un trio locale; è lui che viene "catturato" dalla ragazza della sua vita ed è sempre lui che viene portato in tourneé europee. Tutto succede quasi per caso, come se fosse destino. E i progetti di una vita 'normale' che gli viene anche richiesta con decisione dalla fidanzata , sono poco compatibili con quelle di un artista che deve girare il mondo col suo piano. Luca non ha la forza per sopportare una vita anormale che gli piove addosso a causa del dono che ha ricevuto: la musica, e quella capacità di eccellere con una naturalezza incredibile sui tasti del pianoforte. 

mercoledì 11 dicembre 2024

KIM ROSSI STUART "Le chiavi di casa" , un film di sentimenti (2004) (VIDEO)








 

Ecco...direi che (a parte qualche domanda e relativa risposta 'di rito', che potevano essere evitate-tra cinema, teatro televisione quale....eccecc ) la spiegazione concisa e pregnante la dà Kim Rossi Stuart sul film "LE CHIAVI DI CASA" , 2004 , regia di Gianni D'Amelio.

Come si fa a spiegare un film di sentimenti? di anime che si incontrano/scontrano? di malattia, di lotte interiori?  Semplicemente lo si vede. Perché questo film è fatto molto di sguardi, silenzi, sorrisi sereni o isterici, tentativi, corse, pensieri.

La vicenda descritta è quella di Gianni (Kim Rossi Stuart) un uomo con una moglie e un figlio di 8 mesi che vive a Milano che all’improvviso deve prendersi cura per la prima volta del figlio avuto dal matrimonio precedente. Paolo (Andrea Rossi) è un adolescente di 15 anni con un disturbo del neurosviluppo caratterizzato, tra l’altro, da lieve ritardo cognitivo e notevoli impedimenti alla deambulazione ed è stato cresciuto dagli zii materni dopo la morte della madre alla sua nascita.Gianni viene  contattato dai genitori adottivi  perché accompagni il ragazzo in una clinica tedesca,  sperando che il ritrovare il padre naturale possa provocare il miracolo, ovvero la guarigione .

 Padre e figlio si ritrovano catapultati in una sorta di viaggio iniziatico non facile per nessuno dei due. Paolo fatica a camminare, ripete quasi macchinalmente frasi sentite in bocca agli adulti ed ha a volte comportamenti incomprensibili, ma nonostante l'handicap è dotato di una vivacità di spirito straordinaria e coinvolgente. Gianni  è un genitore  facile all'entusiasmo per la vivacità del figlio, quanto impreparato per le sue reazioni . 

Il primo incontro tra i due lascia pensare ad un percorso in salita. Nel treno verso l'ospedale tedesco,  Paolo gli si avvicina con allegria, con la confidenza di una persona conosciuta da sempre. Gianni è contento della scoperta ma è impacciato, non sa fino a che punto deve aiutarlo (nel camminare, nel vestirlo, nel fare la pipì) o lasciare che orgogliosamente risolva da solo le  sue  difficoltà  quotidiane. In ospedale, una signora (Charlotte Rampling) che da vent'anni si dedica ad accudire la  figlia con la stessa infermità, se ne accorge subito: "mi sembra che lei si vergogna di suo figlio". Con lei Gianni si apre, spiega i suoi sensi di colpa, l'abbandono. E al tempo stesso comprende quanto possa essere complicato prendersi cura di Paolo. Ogni passo avanti, nel loro rapporto, è soggetto ad una repentina ritirata.

Ma perché 'le chiavi di casa'? La chiave è un simbolo, una metafora, apre porte ma le chiude anche. Le chiavi di casa le si dà ai figli quando possono adoperarle e  segnano un momento di emancipazione. Il ragazzo le ha e le cita spesso, orgogliosamente. Per poi cambiare viso, tono, non appena si tenta di usare 'la chiave' per entrare nel cuore e nell'anima del protagonista. Perché, come detto da Kim nella breve intervista, è lui il personaggio principale.  

Questo papà che deve farsi perdonare tante cose  è premuroso, attento, ma magari non abbastanza da non accorgersi che sparisce, va via, prende un autobus da solo. E qui lo sconforto di Gianni, che vedremo spesso nel corso del film,poiché può far ricorso alle sole strategie che conosce ma certamente non funzionano :i gesti e i comportamenti di Paolo spesso seguono una logica del tutto originale, non razionalizzabile.

martedì 10 dicembre 2024

KIM ROSSI STUART e il suo Lucignolo :"anima grande" in "PINOCCHIO" (VIDEO)

 

Mi addentro, con qualche perplessità e riflessione, nel tema del film PINOCCHIO, di Benigni, del 2002. Tutto ciò mi arriva, sia dalla visione della pellicola  che dalle "critiche" degli "addetti ai lavori". Alle ultime, in verità, ho sempre dato poco peso. Non perché non vi siano autorevoli critici cinematografici ma perché la tendenza è più ad esaltare i difetti, le mancanze, le approssimazioni di un lavoro, che non le intenzioni del regista e il genere narrato. E poi, troppo spesso si s-cade nei paragoni...

Che con 'La vita è bella' Benigni avesse vinto l'Oscar o che si abbia nostalgia del Pinocchio di Comencini, non vuol dire che non si possa guardare con occhi scevri da condizionamenti un film che racconta una "favola". Oltre al fatto che non trovo necessario che si punti al capolavoro, o che 'dopo' un capolavoro non vi possa essere un film che dice tutt'altro e può essere accolto ugualmente bene. 

 Il film andrebbe visto come una favola, quale appunto è Pinocchio. E una fiaba non è solo eccitante, solo divertente, solo triste, solo allegra; è tutte queste cose insieme. Benigni, (aiutato dalle meravigliose scenografie di Donati e dalle musiche di Piovani) ha dato voce a quelle cose che troppo spesso, crescendo, dimentichiamo: la fantasia e l'ingenuità. E anche se certe caratterizzazioni possono sembrare troppo marcate o forzate, è gradevole immergersi in questo mondo 'incantato' con un Pinocchio sognante, trasognato e pasticcione.

lunedì 9 dicembre 2024

KIM ROSSI STUART è Gesù, o Jeoshua, ne "I GIARDINI DELL'EDEN" (VIDEO)


Tornando un po' indietro riguardo le prove attoriali di Kim al cinema, spicca ,ancora una volta con la regia di D'Alatri, come "Senza pelle", il film "I GIARDINI DELL'EDEN " DEL 1998.

Riassumendo in breve la trama:

 Gesù, o Jeoshua, dopo aver svolto l'apprendistato come carpentiere, si mette in cammino per il mondo. Arrivato a Gerusalemme, viene a contatto con l'arroganza dei ricchi e quella dell'invasione romana e fa di tutto per combatterla. Abbandonata la sfera mondana, entra nella comunità essena in cui sono aboliti la proprietà e il denaro e ne riceve i preziosi insegnamenti. Nel frattempo Jochannah,ovvero Giovanni Battista,riconosciutolo come l'atteso Messia , lo spinge ad iniziare la predicazione.