lunedì 27 aprile 2026

"Tommaso" di Kim Rossi Stuart: la rivincita di un film che non ha paura di sembrare ridicolo











Diciamolo chiaramente: all’uscita di Tommaso, in molti hanno gridato al "déjà-vu". È stato sbrigativamente etichettato come l’ennesimo dramma ombelicale sull’uomo di mezza età in crisi d'identità. Ma a guardar bene, Kim Rossi Stuart ha fatto qualcosa di molto più coraggioso e radicale. Tommaso non è un’autocelebrazione; è, al contrario, una spietata e lucidissima coreografia dell’imbarazzo.

Mettendo a nudo le fragilità del suo protagonista, Rossi Stuart non cerca la nostra compassione, ma ci trascina in una farsa sentimentale brillante che trasforma la tragedia dell'anima in un irresistibile inciampo continuo. Ecco perché, a mio avviso, il film funziona fuori dai soliti schemi.

Il ritmo del "burlesco"

Tommaso si muove nel mondo come un personaggio delle comiche rimasto intrappolato in un film d'autore. C’è una fisicità quasi slapstick nel modo in cui gestisce i suoi rifiuti, i suoi scatti d’ira o le sue fughe. Il film corre su un binario ironico dove il protagonista diventa la prima vittima delle proprie assurdità, rendendo la visione leggera nonostante il peso dei temi trattati.

L’ironia come scudo

Kim Rossi Stuart non ha paura di rendersi ridicolo. Prende in giro il narcisismo maschile non con cattiveria, ma con una sorta di tenerezza tagliente. Si ride di lui perché ci si riconosce nei suoi fallimenti tattici, in quel voler controllare tutto e non riuscire a controllare nulla.



Una sensualità nervosa

È un film decisamente sexy, ma di un erotismo che nasce dalla tensione e dal non detto. Le figure femminili non sono solo "proiezioni", sono presenze vibranti che sfidano Tommaso, creando un gioco di attrazione e respingimento che dà al film una carica vitale autentica. La bellezza delle immagini non è mai fine a sé stessa, ma serve a sottolineare quel desiderio costante di connessione che il protagonista cerca disperatamente.

Il sentimento senza zucchero

Quando il film rallenta, non scivola nel patetico. Il lato sentimentale emerge dai piccoli gesti, dai silenzi dopo un litigio o dagli sguardi smarriti. È un amore "sporco", complicato dalle nevrosi, ma proprio per questo estremamente vero e meno artefatto di tanti romanzi cinematografici.

In breve, Tommaso è una danza scoordinata e vitale. È un film che preferisce un sorriso sghembo a un pianto liberatorio, ricordandoci che, anche nel pieno di un disastro personale, si può essere terribilmente affascinanti e buffi. È tempo di riscoprirlo per quello che è: un’opera onesta che non ha paura di inciampare.

Anna Maffei



Nessun commento:

Posta un commento

Commenta qui